LE NUOVE RADIOGRAFIE MENTALI DI OLGA DANELONE di Gerardo Pedicini, Napoli 2007

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Gerardo Pedicini, 2007, poeta e critico d’arte, Napoli.
Le nuove radiografie mentali di Olga Danelone 
In Olga Danelone il segno è una costante presenza. E’ l’orizzonte da cui si dirama il suoaffascinante mondo proiettivo. Nelle sue prime opere le avvolgenti linee interloquivano con i riporti fotografici di nidi di uccelli in un viluppo inestricabile di linee che li fasciavano interamente. Erano come uno schermo a protezione di un mondo già di per sé costituito per difenderlo dalle aggressioni esterne. Poi i segni, con un andamento libero e senza nessun riferimento di natura informale o astratta, incominciarono a invadere l’immacolato spazio bianco di grandi fogli con un universo di incroci, apparentemente senza una prefissata direzione. Agivano dall’alto in basso e viceversa con una intensità ritmica come una partitura musicale. Testimoniavano nel loro apparente caos la forza propulsiva e l’eleganza di una tessitura come se sottotraccia celassero un patrimonio di ineguagliabile valore. Attraverso la fitta trama dei segni il bianco appariva come un desiderante approdo, intimo e proiettivo. Un angolo cioè da difendere e custodire a tutti i costi. 
In Acrostico in due tempi (libro d’artista del 2010, edito da etra/arte in appena 10 copie con due incisioni dell’artista), ho cercato di definire le modalità di costruzione del suo apparato segnico con i seguenti versi: ora lei traccia sulla carta ombre di luci, / linee d’aria, profondi respiri di venti, / gravi incroci di spazi che incidono / aperti richiami di lontane energie. // domina così lei il tempo che senza pace / avanza sul foglio dove si raccoglie / nel silenzio lo scrigno segreto / e chiuso dell’anima / lungo incerto asse della vita, / opunzia di spine, virtuale optometro / nascosto nel nebuloso / emblema di un sogno senza fine. 
Come emerge dalle parole già allora individuavo nel suo lavoro un costante colloquio tra l’impulso artistico e il mondo interiore. Nelle opere recenti questo ultimo appunta la sua attenzione sul mondo esterno: il segno cioè interloquisce con l’espressione pubblicitaria, commerciale, di marketing in un gioco dagli infiniti risvolti, a volte anche ironici. Infatti, sulle grandi “pagine” riprese con il photoshop, i segni attraverso cancellazioni e riprese, creano un sistema di tracce dai confini indefiniti che danno alla comunicazione di massa nuovi risvolti e incidenze, attraverso la delicatezza del colore che interpreta e definisce, non senza qualche malizia, le emblematiche proiezioni della pittura dell’artista friulana. 

 

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