Angela Madesani – 2009

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Angela Madesani, 2009, saggista, curatore e critico d’arte, Milano.
Racconto di multiversi 
È semplicistico e inutile cercare di dividere gli artisti che utilizzano la pittura per la loro ricerca in due gruppi: figurativi e astratti. Si tratta di etichette, compartimenti stagni in cui si cerca di stipare ogni cosa per comodità, per gretto desiderio di semplificazione, in cui non esistono sfumature, complessità anche di natura percettiva. 
Proprio in tal senso è da leggersi il lavoro di Olga Danelone, che è privo di senso bollare cioè etichettare nell’ambito della pittura astratta. Molti sono i motivi della sua ricerca, che nel corso degli anni ha teso sempre più a determinarsi, a trovare un significato, un perché, uno scopo. 
La partenza, giovanissima, negli anni ottanta, è, come prevedibile, figurativa con i soggetti che le stanno intorno, ma tra le parole che scrive in quegli anni con l’ardore di un adolescente si legge già “astrazione”. Gli anni giovanili sono segnati da una sorta di simbolismo in cui è il tentativo di sviscerare il senso dell’esistenza anche attraverso una pittura vicina a certi “Valori plastici”, a certo tonalismo. 
Ma in tutti questi lavori, sino all’inizio degli anni Novanta, si coglie il senso dello studio, del tentativo, della sperimentazione, la ricerca di un proprio linguaggio. Sino all’apparire dei paesaggi tra il 1991 e il 1992 dove si comincia  a intravedere chiaro un cammino che l’avrebbe portata a esiti coerenti a quelli attuali. Dal paesaggio naturale, dalle immagini di alberi, Olga Danelone si avvia a un’essenzializzazione che la spinge dritta dritta al segno di qualche tempo successivo. Qui vengono in mente Piet Mondrian e il suo cammino che dai paesaggi fiamminghi conduce alle composizioni astratte per cui è universalmente noto. 
L’abbandono della figurazione, del riferimento alla realtà è un processo per lei lungo, sofferto. La dendrologia, per esempio, diviene motivo di indagine pittorica. Già in queste opere si coglie quel senso di sacralità universale, di misticismo laico-naturale, che sarebbero divenuti in seguito temi portanti della sua ricerca. 
Dalla fine degli anni Novanta è un avvicinamento alla filosofia, è la scoperta dei grandi maestri che hanno segnato il nostro pensiero. 
Danelone è affascinata dal senso di movimento non solo nell’accezione spazio-temporale, ma piuttosto in quella di passaggio, di mutamento di stato, di condizione anche in chiave scientifica. È attratta dall’idea di circolarità dell’esistenza, nella quale sono sempre un inizio e una fine. In tal senso l’idea di attraversamento dei vari stadi. A questo proposito si è trovata più volte ad analizzare la sua condizione mentale, cerebrale nell’atto di dipingere. Si tratta di una sorta di analisi di tipo concettuale sull’atto stesso del fare arte, sulla sua intenzionalità. 
Il segno che arriva sul supporto pittorico, in realtà, è perfettamente speculare a quanto accade nel suo pensiero. Pensiero inteso anche come memoria, che è già stata protagonista dei suoi lavori di qualche anno fa; i titoli sono, in tal senso, inequivocabili: Dentro il ricordo, Dopo il ricordo. Nel 2006 scrive: «Memoria e istinto, due concetti che si aiutano, la consapevolezza dell’azione del momento che vive insieme ad un sentito già provato. Riuscire a dare un valore al sentire del momento destreggiandosi dal passato, compiere delle azioni neutre, non portatrici di sentimenti incongrui» (O.Danelone 14.2.2006) 
Nei lavori di questo periodo realtà e memoria si sovrappongono come in un palinsesto, dove non è possibile cancellare del tutto ciò che sta sotto, creando una  sorta di delicato velo che in parte cela i palesi richiami al circostante. 
Nei lavori più recenti, oggi in mostra a Nova Gorica, pare non esserci né inizio né fine, come se ci trovassimo di fronte a un continuum: in tal senso il richiamo a certi filosofi greci, all’Eraclito al quale è stato attribuito il panta rei. Il rimando, forse inconscio, è anche a certa pittura a certo Spazialismo alla Crippa, al segno di Gastone Novelli, come se si riuscissero a intravedere delle storie. Il segno si fa cammino, forse via del canto, parafrasando Chatwin. 
Danelone è affascinata dal concetto di universo a strati infiniti, dalla quantistica che ha fortemente influenzato il suo atteggiamento nei confronti della ricerca in ambito artistico.

Molti artisti riescono a dare il meglio di sé nell’exploit iniziale, nei primi anni della loro attività, forse presi da un entusiasmo solo apparentemente inesauribile, per poi spegnersi con il passare del tempo in una sorta di maniera. Per altri il meglio arriva con la riflessione, lo studio, la ricerca, che trovano un senso sempre più chiaro con il passare degli anni. Si pensi, in tal senso, a un artista come David Simpson, oggi ottantenne che negli ultimi venti anni ha dato vita alla parte più intensa e interessante della sua ricerca. Così Olga Danelone che nelle opere realizzate negli ultimi anni ha trovato una strada, ha segnato un suo percorso, ha rintracciato un nitido filo rosso che la porta direttamente alla visione del multiverso, in cui, tuttavia, è determinante anche l’aspetto della tangibilità tra lei stessa e quanto le sta di fronte. 
In tutto questo, decisivo è anche il ruolo del vuoto, che conduce direttamente alle filosofie orientali, che lei utilizza come strumento per comprendere la sua realtà. Il vuoto è l’aria, il passaggio, la distanza. In tal senso è da leggersi il bisogno di guardare ad altri linguaggi: dall’installazione, al video, alla fotografia. 
Il lavoro di Olga Danelone, pur non contenendo nessun riferimento palesemente sociale, in realtà si pone il serio problema di prendere coscienza delle cose, del circostante, proprio attraverso il linguaggio dell’arte al di là della sua specificità. Nelle opere qui in mostra è la sua esperienza esistenziale, etica nell’attuale società: nessun giudizio, piuttosto il sentirsi dentro, partecipe di ciò che accade. 
Nei suoi lavori, nei quali il segno talvolta si sovrappone all’immagine, intesa come traccia, testimonianza del reale, si percepisce la volontà di porsi nell’attualità da un punto di vista del pensiero, con un sentire libero da qualsivoglia pregiudizio.

 

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