Enzo Santese – 2004

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Enzo Santese, poeta, saggista, scrittore, Pordenone 2004.
Quella di consentire al pubblico un contatto diretto con l’ambiente in cui l’artista opera e, magari, con alcune fasi di realizzazione della pittura o scultura è una bella abitudine che va prendendo corpo e diffusione. Olga Danelone nel suo atelier presso San Giovanni al Natisone organizza un’occasione di queste, detta appunto “Open Studio”, in cui sono in mostra i lavori che testimoniano l’evoluzione dell’autrice fino ai più recenti risultati della sua ricerca. 
La riflessione parte dall’analisi esistenziale, dalla necessità ricorrente di una scelta rispetto ai fatti della contemporaneità. La corda è elemento metaforico che rappresenta la tensione dell’individuo di fronte a due forze contrastanti che lo attraggono; la sua capacità poi lo porta a “cedere” a quella che meglio si inserisce nelle sue linee strategiche e più agevolmente aderisce al suo dettato caratteriale. In questo senso la storia dell’uomo è fatta di una sequenza inarrestabile di cose fatte e poi disfatte, di progetti abbandonati e poi ripresi, di desideri accantonati e poi riproposti. Dentro tale ambito concettuale viaggia la pittura di Olga Danelone, protesa a ricercare sulla superficie (per lo più lignea) i sensi di una profondità, dove proiettare le inquietudini e le perplessità di fronte all’esistente. Il quadro si presenta come una tessitura prodotta da linee verticali chiare, ravvicinate e interrotte talora da squarci di tonalità scure come il fondo oppure da colori diversi derivati soprattutto dal blu. E’ l’emblema di un mondo interiore raffrenato dalle reticenze del soggetto e dalle remore psicologiche, ma non chiuso da non lasciar trapelare l’ombra delle paure: ragni, vermi, scorpioni, cani stilizzati attraversano a tratti questi improbabili schermi della coscienza e accentuano la consapevolezza che ogni programma a breve o lunga scadenza deve essere commisurato con le resistenze oggettive della quotidianità. L’impianto grafico e la gamma cromatica che privilegia le terre danno leggerezza all’opera, contribuendo in maniera sostanziale a neutralizzare la carica drammatica del pensiero alla base del processo creativo.