Joško Vetrih – 2005

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Joško Vetrih, 2005, curatore e critico d’arte, Gorizia.
L’attività artistica di Olga Danelone racchiude in sé le caratteristiche di una ricerca di analisi e di sintesi, da lei perseguita fin dagli inizi attraverso un linguaggio essenziale, pregnante, stilisticamente coerente, aperto in modo consapevole alle novità dell’arte contemporanea. Un linguaggio che non si esaurisce in una sterile ricerca all’interno di sistemi linguistici astratti, ma che appare al contrario estremamente concreto, vitale e produttivo, in grado di dare piena visibilità al rapporto appassionato e coinvolgente che la pittrice ha saputo stabilire nel corso degli anni con la superficie pittorica, al di là di ogni iniziale condizionamento programmatico o anche semplicemente progettuale. 
Se non ci limitiamo a considerare il puro dato aneddotico e iconico fornitoci dalle scarne figure simboliche, dai reticoli geometrici, dai segni e dagli eleganti motivi grafici che nei suoi cicli pittorici scandiscono la superficie pittorica entro lo spazio indefinito di uno sfondo tendenzialmente monocromatico; se spingiamo il nostro sguardo al di là di questi scarni dati visuali cercando di cogliere i significati racchiusi nei complessi semantici messi in atto dalla pittrice, ci accorgiamo che la sua ricerca non si concentra mai soltanto sul puro dato formale, ma che investe direttamente, oltre alla sfera razionale, anche quella emozionale e immaginativa. Vista sotto questo profilo, la sua indagine, avviata all’insegna di una meditata riflessione sulle possibilità offerte dalle tecniche espressive, dalla natura dei materiali che supportano il piano pittorico e dalle loro dimensioni, si sviluppa con l’impegno richiesto da ogni serio approccio cognitivo e, nel contempo, con la leggerezza del gioco.
Essa appare diretta a sondare soprattutto la capacità dei sensi di cogliere in ogni minima macchia, incrinatura, striatura, variazione di colore, vibrazione luminosa della materia i segni di una realtà più profonda e di percepire un segno rappresentativo della verità anche nella più insignificante “annotazione” lasciata sulla superficie delle cose dal continuo confronto dialettico tra la volontà creatrice dell’uomo e la serie estremamente variabile degli eventi casuali che si oppongono ad ogni suo disegno programmatico e che costituiscono la sostanza del “divenire”. 
Dense di segni e di annotazioni iconografiche, che si articolano con elegante leggerezza su sfondi cromatici tendenti a volte a dissolversi in evanescenti superfici luminose, le sue composizioni denunciano decisioni e scelte contenutistiche che mutano con il trascorrere del tempo, dando luogo a cicli che segnano le tappe del suo percorso evolutivo non solo in base agli interessi del momento, ma anche in rapporto alle possibilità che continuamente le si schiudono davanti. Ci troviamo di fronte a un processo di frantumazione e di ricomposizione in nuove forme del dato reale, che oscilla tra una interpretazione della realtà legata alla visione soggettivistica mistico-razionale del suprematismo russo e un’altra più contingente, più oggettiva e meno sistematica, vicina alla spiritualità Zen. Tutto ciò risulta particolarmente evidente nelle opere degli ultimi anni appartenenti alle sequenze seriali dei “giochi riflessi”, delle “ossessioni”, degli “schemi”, delle “fasi”. In esse la razionalità degli schemi geometrici e dei simboli segnici (croce, circolo, quadrato), che caratterizza il ciclo sequenziale dedicato più esclusivamente al gioco, cede gradualmente il posto una fitta trama di linee parallele verticali tracciate con gesto fluido e controllato, rattenuto entro i limiti di uno sfondo dai toni morbidamente sfumati, sulla cui superficie affiorano simboli derivati da una incisiva riduzione iconica di forme del mondo naturale o puramente immaginari. Si tratta di una pittura in cui l’oggetto – ridotto a segno, icona, soffio luminoso – non incide negativamente all’interno della superficie pittorica corrompendone lo schema compositivo o alterandone l’ordine cromatico, ma si inserisce armonicamente nell’intima struttura del dipinto, generando delicati passaggi tonali e sommesse vibrazioni luminose che animano la materia pittorica, evocano forme, sensazioni, atmosfere sempre nuove e stimolanti in una continua tensione creativa destinata a dare piena visibilità alle scelte effettuate dalla pittrice all’insegna di una volontà in grado di produrre innovazione e bellezza.