MARIA CAMPITELLI per Viaggio Trofallassi, Trieste, 2017

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Il discorso di Olga Danelone è sicuramente originale e complesso: chiama in causa una pratica caratteristica di certi insetti, la trofallassi e ne fa una metafora per disegnare la condizione umana oggi nel mondo. Instaura un curioso parallelismo tra i movimenti delle formiche, guidati da istanze sociali  e i movimenti a tutti i livelli di un’umanità in transito costante, in spostamenti continui, in una mobilità inarrestabile, sinonimo di vita.

La trofallassi è un sistema di nutrimento sociale praticato dalle formiche che si trasmettono il cibo l’un l’altra. Questo procedimento evoca all’artista un pensiero di solidarietà, di tacita intesa globale su cui si regge la massa umana. La Danelone riflette sulla crescita esponenziale della popolazione mondiale – oltre 7.000.000.000 – un gigantesco formicaio in movimento caotico, dove l’individuo è assorbito dalla presenza dell’altro, dove ciascuno, automaticamente, s’identifica nell’altro nell’iterazione di atti e movimenti, stabilendo, inconsapevolmente una sinergia simultanea che avvolge il pianeta dando forma a una sorta di emblematica quanto surreale trofallassi universale. L’artista è consapevole di questa vitale mobilità planetaria e la traduce nei numerosi simboli della quotidianità, aderenti al concetto di spostamento, che lei ha scelto.

Ed ecco allora le grandi mappe territoriali, con svincoli, raccordi, rotatorie autostradali, le scale mobili, le strade, i binari ferroviari, i recenti ascensori, tutti luoghi di assembramento e di spostamento, dove l’umanità s’incontra occasionalmente e si allontana, in uno scorrimento senza sosta. Un’enorme, articolatissima macchina che in tutto il mondo allo stesso modo pulsa svolgendo i vissuti quotidiani all’insegna del sistema/vita  in corrispondenza del sistema/uomo.

Questo pensiero si nutre anche di risvolti filosofici come quelli dei cileni Varela e Maturana espressi nel “L’albero della conoscenza”, per cui il conoscere ha radici biologiche, fondendo l’astrazione razionale con il vivente. Un’affascinante approccio alla conoscenza che ha sedotto anche altri artisti operanti nel dualismo simbiotico bio/tecnologico.

Nelle opere di Danelone la simbiosi tra umano e insetti trova una sua giustificazione concettuale: l’uomo contemporaneo vive inconsapevole una sua trofallassi esistenziale contribuendo con i sui movimenti ad alimentare la vita di tutti.

Questa pulsazione di fondo, che ingloba il macro e il micro, che concilia in un trambusto universale le frenesie di 7.000.000.000 di individui caratterizzati dalle medesime necessità, si traduce in forme visive differenziate, a partire dal formato, ideate e realizzate per trasmettere la  vibrazione di fondo da  cui è animata la visione generale che Danelone vuole farci conoscere. Le grandi mappe che raccontano i movimenti autostradali, rese a tempera e china su carta, mantengono spesso nella sintesi visiva desunta dalla cartografia la sensazione di riduttiva semplificazione, che comporta una sorta di baluginamento. Nitide e precise invece sono le nere formiche che s’avventurano nei labirinti costruiti dall’uomo, a evocarne il comportamento similare. Oppure, nel ciclo Chimica Trofallassi,  le formiche si organizzano in sistemi geometrici creando apparenti formule scientifiche. E alla tempera e al disegno si alternano anche stampe  digitali di autostrade o binari in fuga prospettica che comunicano, specie se unite insieme, vertiginosi spostamenti.

Viaggio Trofallassi è in sostanza una personale lettura del mondo, abitato dall’uomo in costante espansione sulla base della spinta motoria, sinonimo di vita, tenendo presente processi similari in altri contesti di vita.

Lettura intrisa di sedimenti scientifici e insieme filosofici, che testimonia un’attenta quanto aggiornata informazione delle vie conoscitive per avvicinarsi ad una realtà che tende a sfuggirci di mano, ma che comunque dobbiamo affrontare.

Maria Campitelli

Critico, giornalista e curatore d’arte contemporanea, Trieste