FLUSSI POSSIBILI di Claudio Cerritelli, 2015

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Flussi Possibili Claudio Cerritelli, critico, saggista e curatore d’arte, docente all’Accademia di Brera, Milano.

Nell’arte di Olga Danelone i percorsi controversi dello spazio sono sempre collegati ai dubbi che la ragione incontra nei suoi spostamenti dalle memorie del vissuto alle implicazioni del presente in atto.

Nel corso delle ricerche grafiche e pittoriche, l’artista ha sperimentato molteplici codici, segni sospesi tra il referente figurale e l’immagine astratta, visioni generate da rigorose sintesi formali, conoscenze aperte alle incursioni dell’imprevedibile, ai tragitti immediati del segno, all’istantaneo fluire dell’ignoto nelle pieghe del pensiero costruttivo.

La persistenza di elementi fantastici si avverte in ogni progetto, sia quando prevale l’esigenza di strutturazione geometrica dell’immagine, sia quando la vacuità del vuoto allude alla perdita di controllo dello spazio, allo smarrimento dei fili della ragione che vaga nell’indeterminato, tra corpi d’aria.

Segno, linea e colore vibrano creando stratificazioni e tessiture, sfioramenti di luce e sconfinamenti immaginari nelle anomalie del visibile, in sintonia con la natura e con le forze invisibili che la abitano, emozioni corporee che valgono più di ogni ragionevole previsione. Infatti, l’insieme dei progetti realizzati, dagli anni Novanta a oggi, conferma il profondo interesse di Danelone verso le valenze sinestetiche dell’immagine visiva, nella sua visione prevale la percezione simultanea di differenti modi di assimilare lo spazio, l’insieme di relazioni che appartengono ai luoghi collettivi, alle esperienze della vita sociale.

Le diversi fonti di ricerca si configurano come un sistema di campi in espansione, situazioni che indagano il divenire delle forme attraverso la congiunzione di ipotesi analitiche e immaginative, estetiche e scientifiche, tramiti per tenere in reciproca tensione i processi mentali e fisici del dipingere.

Segni istintuali, schemi lineari, colori evocativi, alfabeti primari, arie cromatiche, inventari di oggetti e icone simboliche: queste e altre sono le traiettorie che Danelone ha seguito per comunicare in modi diversi il senso del suo fare arte, armoniosa varietà di pensieri resi osservabili attraverso la pittura.

Il recente ciclo di ricerca è costituito da una serie di opere (tempere e chine su carte di diversa dimensione) dedicate al concetto scientifico di “trofallassi”, struttura iconica del coesivo scambio di nutrimenti tra insetti, riferimento per enunciare un’analoga configurazione dei processi di comunicazione.

L’analogia tra il “sistema trofallassi” e il campo dei dinamismi urbani (svincoli, raccordi, rotatorie) produce immagini trasposte nell’originale codice pittorico dell’artista, linguaggio segnico-cromatico caratterizzano dal senso del fluire, da vibrazioni che registrano la sensibilità percettiva in rapporto alla totalità.

Ogni opera indaga ossessivamente lo schema-trofallassi attraverso percorsi che s’innestano reciprocamente, energie in entrata (ma anche in uscita), scorrimenti ininterrotti dentro e fuori la mappa degli intrecci che fissano con sovrapposizioni lineari la loro identità provvisoria.

Lo spazio dipinto da Danelone è reale e virtuale, concreto e illusivo, luogo di scambio e di contatto, metafora visiva per rappresentare i mutamenti e i nessi relazionali che sono a fondamento della visione interattiva collettiva.

Tempo, spazio, misura, dismisura, flusso, smarrimento: sono concetti ri-pensati come rivelatori di comportamenti e condizionamenti senso-motori che – dalle radici biologiche ai riflessi sociologici- si concatenano in un gioco di continue confluenze tra il naturale e l’artificiale.

Lo schema concettuale della “trofallassi” è esplorato dall’artista per riflettere sullo stato d’intensa labilità della percezione, con la speranza che il rapporto tra uomo e mondo possa sottrarsi ai ritmi invasivi della spersonalizzazione seriale per ritrovare – attraverso l’arte – nuove zone di significanza.

In tal senso, la poetica visiva di Olga Danelone rivaluta la funzione dell’immaginazione come accrescimento esistenziale, proponendo un racconto per immagini dove l’idea del nutrimento reciproco è un vincolo sociale ineludibile. Nella successione degli orientamenti “in linea d’aria” tracciati in queste opere, il lettore può sentirsi partecipe del “mondo trofallassi”, può viaggiare liberamente nelle alchimie del visibile, stabilendo un colloquio emozionale con la pittura attraverso il flusso dei suoi mondi possibili.