Sabrina Zannier – 1994

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Sabrina Zannier, 1994, curatore e critico d’arte, Udine.
La superficie pittorica di Olga Danelone sembra essersi fatta più uniforme, ha abbandonato la profondità di campo per risolversi nella bidimensionalità, giungendo, in qualche caso, alla reiterazione texturale. Ma non si tratta di una semplificazione, di un processo all’insegna della riduzione formale e concettuale. Pur venendo meno l’imperativo di una diretta refenzialità con il mondo esterno, le modificazioni e le alternanze interne alla pittura della Danelone persistono facendosi più sottili e al contempo più complesse.
Un riferimento al reale esiste, si eleva anzi a costante dell’ultima produzione: il mare, al quale non dobbiamo però attribuire un’importanza in sè, una significanza che giustifichi la scelta di tale elemento come luogo di partenza dell’ispirazione artistica. Il mare è solo un pretesto e come tale potrebbe essere sostituito da qualsiasi altra cosa; un pretesto per affrontare un’argomentazione stilistico-formale e, dal punto di vista concettuale, per portare innanzi una riflessione sul rapporto uomo-mondo, con particolare riferimento all’imperante e frenetico ritmo della comunicazione post-capitalista.
Tutti i lavori di Olga Danelone registrano la costante presenza di piccole e poche tessere sparse sulla superficie, cromaticamente sature e coprenti, o trasparenti al punto da restituire la piena lettura della stesura di fondo. Macchie o, meglio, cellule vaganti, elementi di disturbo, di interferenza tra l’artista e il mondo, minute particelle destinate a lasciare il proprio territorio di appartenenza per invadere quello concomitante, quasi registrando la mobilità dello sguardo, il repentino rimbalzo da un luogo all’altro, per oltrepassare la linea dell’orizzonte, anch’essa mero pretesto per una dialettica che sottolinea il tentativo di fuoriuscita dal luogo.
Queste cellule, che punteggiano ogni dipinto dinamicizzando la superficie e dotandola di una sorta di corrente, di circuito che tende a collegare le diverse zone rappresentate, suggerendo il principio della simultaneità, trovano poi ulteriore viluppo in una ricerca appena abbozzata: le strutture formate da tre elementi irregolari, in cui il supporto stesso diventa cellula, questa volta fuoriuscita dai limiti della superficie pittorica, per ridefinirne un’altra, con l’aggiunta di nuove implicazioni spaziali.