Stefano Aloisi 1997

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Stefano Aloisi, Aprile 1997, curatore e critico d’arte, Pordenone.
In una sorta di rilettura della cosiddetta pittura analitica, tesa ad un’unione tra la pratica del dipingere e il pensiero teorico, si svolge la ricerca artistica, che segna il periodo che va dal ’93 al ’97, di Olga Danelone, attenta, infatti, ad una indagine conoscitiva che si impossessa delle oggettive strutture della pittura. In una sorta di allineamento su posizioni come quelle di Pino Pinelli e Robert Mangold si determina tale ricerca e i risultati parlano di una pittura – pittura, nonché di una sicura conoscenza di tutti i passaggi che dal piano teorico sfociano nell’opera realizzata.
In questo ciclo di opere della Danelone è la natura, sia in tentacolari tronchi accatastati, sia sotto forma di geometriche file di eterei arbusti, a parlare in prima persona. Una natura, però, avulsa dalle consuete raffigurazioni iconografiche, pronta, piuttosto, a vivere come un fondale in cui s’inseriscono i mondi interiori e spirituali dell’artista.
Tali segnali dell’anima, prendono la forma di piccoli riquadri, minuscoli tasselli colorati che velocemente illuminano un momento, un istante. Valenze crittografiche, particelle cromatiche, sono elementi tautologici di un comune desiderio che si muove in direzione di un “andare oltre” l’immagine oggettiva, mettendo in luce gli eterni aneliti dell’uomo in direzione del divino.
Lo stesso supporto è stato “usato”, dall’artista, in tutte le sue asperità e dissonanze fisiche. Avviene così che i dipinti e le incisioni della Danelone vivano in proprio, sin nella materia stessa che li determina.